La tragedia sul fiume Hudson – Le verita' nascoste :
Anacna espone il proprio punto di vista riguardo l'incidente sul fiume Hudson


Dopo la collisione dell’elicottero con il piccolo aeroplano sopra le acque del fiume americano Hudson, si continua a leggere molto sull’esatta dinamica di questo evento che tanto dolore e sconcerto ha provocato in Italia.
Il Piper stava operando non più nell’ambito della zona aeroportuale, ma all’interno di una più grande area in cui il volo non è assoggettato a particolari restrizioni e dove il servizio di controllo del traffico aereo è fornito solo su richiesta del pilota.
Lo spazio aereo in cui il volo con i nostri connazionali, nella sua fase di salita, intercettava la traiettoria di un elicottero è in genere molto congestionato ed alla confluenza di rotte di una miriade di aeroporti anche importantissimi. In un zona di così elevato interesse turistico il pilota può decidere, in armonia con le regole che disciplinano il volo a vista in USA, di volare senza l’assistenza del controllore.
Se fosse stato chiesto l’aiuto di un controllore, questi avrebbe avuto certamente il dovere di privilegiare la sicurezza dell’aeroplano imponendo condizioni di volo molto più restrittive, in questo modo privando i passeggeri delle fantastiche sensazioni che offre un volo libero di fluttuare nell’aria.
L’area dell’Hudson è frequentata da circa 100.000 voli ogni anno, voli turistici che hanno alla base del loro guadagno panoramiche mozzafiato da offrire. Un business enorme ed una attrazione fantastica cui solo pochi sanno resistere.
Diversamente da quanto riportato da alcuni mezzi di informazione nostrani, alle basse quote in cui si svolgono questi tour aerei panoramici non si dispone di copertura radar (anche perché schermata dai grattacieli) e quindi non è possibile monitorare questo traffico aereo.
Le indagini svolte dal NTSB (National Transportation Safety Board ) - in assenza di scatola nera - si sono accentrate sull’ascolto delle comunicazioni tra controllori e piloti, da quelle intercorse nel piccolo aeroporto di Teterboro alle successive, allorquando il Piper è stato trasferito al controllore dello spazio aereo limitrofo. Si è appreso dalle autorità americane che dall’esame delle registrazioni dei colloqui non è emerso alcunché di anomalo.
La Federal Aviation Administration (l’ente che fornisce il servizio di controllo del traffico aereo americano) ha svolto un inchiesta parallela a quella dell’NTSB e dall’ascolto delle registrazioni della torre di controllo ha tuttavia accertato che il controllore di torre – al momento dell’incidente aereo – era impegnato ad avvisare un dipendente dell’autorità portuale di Baltimora della presenza di un gatto morto nelle vicinanze della pista di decollo. La FAA pur affermando che non vi fosse alcun motivo di pensare che questa circostanza avesse contribuito a causare la collisione, decideva di sospendere cautelativamente il controllore interessato per la telefonata non attinente strettamente lo svolgimento del suo servizio ed il supervisore delle operazioni per mancato controllo. Sino a qui i fatti avvenuti.
In Italia il giorno 14 agosto le principali emittenti radio televisive hanno riportato con enfasi quanto successo, prendendo per veritiera una falsa notizia apparsa su un solo quotidiano americano che descriveva il controllore impegnato in una telefonata privata con la fidanzata. I media nazionali calcavano la mano parlando non solo di sospensione degli operatori americani, ma anche di un “possibile” e “probabile” loro licenziamento per l’incidente accaduto in quanto avevano negligentemente assolto i compiti di controllo e monitoraggio del traffico che, come sopra accennato, ai medesimi non competeva nella circostanza.
Infatti una regola adottata nel campo aeronautico per il volo turistico in tutto il mondo è quella del “see and avoid” (vedi ed evita gli altri).
Il volo turistico è sinonimo di libertà e non può soggiacere a regole ferree quali quelle di un volo commerciale.
Un parente delle vittime nell’immediatezza dell’incidente ha dichiarato “è normale che dopo l’11 settembre, voi americani consentiate agli aeroplani di volare così bassi?” ed ancora “questo è quello che vorrei chiedere agli americani”.
L’incidente ha sollevato, anche negli USA, la polemica che riguarda la politica di consentire a piccoli aeroplani di volare virtualmente senza controllo fino a 350 metri d’altezza e sotto il corridoio aereo del fiume Hudson, ma il sindaco della città Michael Bloomberg ha affermato che sarà difficile cambiare la regola, in parte per motivi economici.
In Italia la scelta è stata e continua ad essere quella di scoraggiare le attività dell’aviazione generale ed in particolare quelle di tipo turistico svolte secondo le regole del volo a vista. Meno voli liberi più sicurezza, ma da questo a giungere ad affermare, un po’ troppo affrettatamente, che questo tipo di incidente in Italia non potrà mai accadere, ce ne passa. L’attività aerea è rischiosa in quanto tale e coinvolge allo stesso tempo molte figure professionali che si integrano. Il rischio è noto e calcolabile e la sua mitigazione attuabile, ma pensare di annullarlo tout – court, è ingenuo e fuorviante.
L’opinione pubblica deve poter conoscere. Ma è doveroso che sia informata per come sono i fatti e non per come qualcun vorrebbe che fossero.
Un incidente aereo è sicuramente il frutto combinato di circostanze cui hanno contribuito più fattori, umani, tecnici ed ambientali e per questo motivo non può essere imputato esclusivamente ad un singolo operatore: il pilota o il controllore di turno. Sciagure aeree come quella avvenuta sul fiume Hudson possono ripetersi, anche a casa nostra, e non solo perché non siamo un Paese aeronauticamente evoluto.
Di questo dobbiamo esserne consci, senza false paure, perché anche la politica ha accettato questo rischio a priori.
Nel corso di questi anni in Italia si è assistito ad un declino in campo aeronautico, sia sul piano organizzativo che in quello normativo, che induce le Istituzioni a sottovalutare certi fenomeni che invece dovrebbero essere fatti segno di una maggiore attenzione.
Il volo da diporto sportivo (ultraleggeri), le modalità di chiusura di un piano di volo, la insoddisfacente classificazione degli spazi aerei italiani sono solo alcuni dei molti campi su cui intervenire, con decisione, per mitigare i rischi che situazioni, quali quella di cui parliamo oggi, possano ripetersi.
ANACNA, l’Associazione nazionale degli assistenti e controllori del traffico aereo, apolitica e che rappresenta un migliaio di professionisti civili e militari in Italia, ritiene che qualunque giudizio sommario sui controllori debba essere evitato fino a che una completa indagine tecnica non sia conclusa.
ANACNA ritiene che liquidare importanti problemi in maniera sommaria, criminalizzando un’intera categoria internazionale di seri professionisti, come fatto in modo inadeguato e non veritiero da un palinsesto televisivo - uso a fare più scandalo che informazione - non giovi all’intero sistema ed in particolare alla crescita di una cultura dedicata alla sicurezza ed alla prevenzione e si dichiara disponibile al dialogo quale autorevole fonte d’informazione e pronta al confronto con tutte le componenti che lo chiederanno.



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