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Incidente di Linate 2001: la storia completa (parte 1°) - L'assalto mediatico alla categoria dei Controllori del traffico aereo

L'assalto mediatico alla categoria dei Controllori del traffico aereo

Già dal giorno stesso del disastro, prima ancora di aver chiarito le principali cause dello stesso, parte una orribile campagna denigratoria nei confronti della categoria dei Controllori del traffico aereo quali unici imputati. Sospetti infondati, generalismo, ricerca di facile sensazionalismo campeggiano sui molti "mass media" che gestiscono l'informazione, ma come uscirne fuori? La categoria professionale tutta, già schiantata nell'intimo per l'impossibilità di gestire una situazione così devastante, si chiude in un riserbo preoccupante e fra gli addetti ai lavori aleggia un clima di "alienazione". <> oppure <> è stato il giudizio unanime di ogni singolo CTA ancora in servizio, lasciando spazio ad un profondo senso di frustrazione e rivelando all'improvviso la fragilità dell'impianto giuridico ed istituzionale.
Chi ha operato il controllo del traffico aereo in quei giorni si ricorderà di non aver avuto il benchè minimo supporto psicologico rimanendo solo di fronte al terrore del proprio lavoro ed allo sconforto di doverlo compiere comunque. In effetti tutta la categoria è stata lasciata sola...ma tanto è!

Rimanendo ai fatti, l’analisi "degli avvenimenti" e la sua impostazione, offrono già un’indicazione della linea ideologica dei mezzi d'informazione: la criminalizzazione dell’incidente. Il calendario giudiziario evidenzia ogni discussione critica generata dall’incidente nell’organizzazione del controllo italiano. Ragione in più che sembra portare alla criminalizzazione dell’incidente è anche la ripetizione a Linate, di eventi più o meno simili a quello che è sfociato nella "più grande catastrofe aerea della storia del controllo aereo italiano". Inoltre la totalità degli incidenti (airprox e incursioni di pista) è enfatizzata a tal punto dai media tanto da coinvolgere a più riprese l’interesse di diverse personalità politiche. La totalità degli incidenti sembra comprovare l’incapacità dell’organizzazione a ristrutturarsi: in ogni caso rendono poco affidabili le dichiarazioni degli attori del controllo (management, controllori ed organizzazioni sindacali) per giustificarsi. Conferiscono inoltre un’impronta di vanità agli sforzi dispiegati nel 2002 e 2003 per rassicurare i passeggeri ed infine contribuiscono ad alimentare e a rafforzare il processo in corso, giustificando indirettamente la severità finale dei giudici nel 2004.

Dall'8 ottobre 2001 in poi tutti gli attori passivi di eventi aeronautici, sembrano sempre avere l’ultima parola; le dichiarazioni dei passeggeri appena scampati ad una possibile collisione ("Abbiamo tutti pensato a quello che era accaduto l’8 ottobre") sono sistematicamente riportate, contribuendo alla costituzione di un sentimento d’insicurezza, di paura, perfino di psicosi. Titoli eloquenti quali "Terrore sopra Linate" sono usati in occasione di un intrusione di un volo da turismo nello spazio aereo di Milano Linate nei primi giorni del 2002. Generalmente, tuttavia, i giornali non hanno bisogno di drammatizzare o di insistere sul patetico perché il lettore, oramai, si identifica pienamente con il punto di vista di tali "vittime", tra sollievo, collera e richiesta di rendiconto.
Le dichiarazioni dei responsabili accusati sono, anch’esse, riportate, ma le loro difese e le loro giustificazioni, rese contraddittorie tra loro dal gioco di rinvio di responsabilità (scaricabarili) a cui danno luogo le audizioni e le dichiarazioni dei protagonisti, non hanno troppa credibilità per il lettore: gli elementi di verità che esse possono contenere diventano inattendibili e domina l’impressione di una assenza totale di senso delle responsabilità e di una totale incapacità a prendere coscienza dei problemi. Qualsiasi frase proveniente dall’ambiente del controllo (management, esperti, controllori, organizzazioni sindacali) è dunque subito colpita dal segno del sospetto, a testimonianza di una rottura del legame di fiducia tra l’istituzione (del controllo) e il pubblico. Solo gli attori esterni (vittime, utenti, politici, giudici fino all’episcopato di Milano) vengono ascoltati.

Non è sorprendente, quindi, non vedere quasi mai i controllori come soggetti del discorso: qualunque dichiarazione delle loro organizzazioni sindacali (sul tema di "noi ve l’avevamo pur detto, sono anni che mettiamo in allarme sull’insufficiente sicurezza del cielo milanese") annegano nella diffidenza generale che ispira il sistema di cui fanno parte e al quale si rimprovera loro di essersi ben adattati. E’ anche rimarchevole che i giornali non facciano mai sentire la voce del controllore accusato, come se lo si identificasse subito con una componente (colpevole) del sistema più che con una persona umana soggetta ad un evento. L’esempio di come vengono trattati gli incidenti da parte dei giornali è significativa, sotto più di un aspetto, della sfiducia di principio nei confronti del sistema e della totale invisibilità dei controllori. Raramente viene data la parola ad altri controllori, laddove le dichiarazioni dei piloti sono sempre lungamente riportate e commentate.

Il controllore coinvolto non viene intervistato né lo si presenta come una persona probabilmente colpita dalla catastrofe. Questo anonimato è rafforzato dall’assenza di qualsiasi rappresentazione concreta del lavoro, della sua complessità e delle sue specificità; non c’è neanche il rituale passaggio sullo stress del controllore. Sono rare le informazioni sui controllori veicolate negli articoli consacrati all’inchiesta sull’incidente: tutt’al più si apprende alla fine di un paragrafo che la formazione nelle torri milanesi continua ad essere molto carente e che l’uso di aggirare le regole (sulle condizioni di visibilità, sull’utilizzazione di scorciatoie di pista) era una routine abituale. Se qualcuno viene ad attribuire alla competenza professionale del controllore il merito d’aver dominato l’incidente, i giornali insistono immediatamente sull’anormalità di tali ricorrenti situazioni di incidenti. Le statistiche degli incidenti legati al rispetto di norme di separazione, fornite dalle autorità del controllo, sono sistematicamente interpretate a loro sfavore. Il ragionamento non è mai: su 100 casi, non c’è stato che un solo incidente mortale, ma piuttosto: questi 99 episodi, che avrebbero potuto essere così catastrofici quanto l'ultimo, fanno parte della "lunga lista di tragedie evitate d’un soffio". Ugualmente, degli incidenti che non si configurano veramente come tali (un traffico potenzialmente conflittuale, con delle norme di separazione rispettate grazie ad una buona anticipazione dell’incrocio) diventano motivo d’indignazione e prove dell’incapacità del sistema a funzionare in maniera sicura. Questa "isteria" attorno a situazioni di traffico conflittuale trova nutrimento evidentemente dell’assenza di comprensione e di spiegazione del modo in cui lavorano i controllori del traffico aereo. L’incidente è continuamente e implicitamente descritto dai giornali come il concatenarsi fatale di una catastrofe annunciata piuttosto che un tragico concorso di circostanze: "La più grave sciagura nella storia dell’aviazione in Italia fu provocata da una colpevole catena di negligenze e di violazioni delle regole sulla sicurezza dei voli. Non un incidente imprevedibile, ma una tragedia annunciata". Questa "colpevole catena di negligenze e di violazioni delle regole della sicurezza aerea" conduce subito a liberare il pilota tedesco da ogni colpa: "L’impressionante serie di smagliature nel sistema di prevenzione esclude che un evento così drammatico sia il frutto della semplice fatalità o dell’eccezionale sventatezza di un pilota tragicamente morto per sua propria colpa" ("Corriere della Sera" - 16/7/2004). Insomma, e non è una sorpresa, lungi dall’esser considerati dei professionisti responsabili all’interno di un sistema sotto controllo, i controllori finiscono per apparire come dei privilegiati intoccabili all’interno di un caos nazionale inammissibile.

Uno studio decisamente esauriente sull'argomento è condotto nel 2004 dal Philippe Mahaud del Centro Sperimentale di EuroControl dal titolo "Safety of Air Traffic as seen by the press".


Pochi giorni prima della conclusione del processo di I° grado, si assiste, dunque, ad un assalto che ha del torbido, nei confronti della categoria attraverso la trasmissione di servizi telegiornalistici montati ad arte per ...fare strada ad una probabile sentenza. ANACNA reagisce scrivendo ai parenti delle vittime:

"Il servizio televisivo ha decontestualizzato una situazione nella quale nessun Controllore del traffico aereo avrebbe potuto vedere l’immensa tragedia che si era verificata. Scherzare in quel momento sarebbe stato assolutamente fuori luogo. Da quel giorno la vita è cambiata per tutti. La nostra missione è prevenire collisioni. Ci riusciamo quotidianamente. Quel giorno non siamo riusciti ad essere "più perfetti del sistema imperfetto che ci circonda...Una sequenza di comunicazioni giornalisticamente montate ed incorniciate con sentenze preconfezionate può servire solamente a turbare lo svolgimento di un processo per fare pressioni su chi è chiamato a giudicare a pochi giorni dall’attesa sentenza. Ciò è inaccettabile: la nebbia che si vuole di nuovo far calare sull’aeroporto di Linate è una nebbia che serve a celare la verità a chi ha il diritto di reclamarla. La solidarietà di tutti noi Controllori del traffico aereo va a Voi parenti delle vittime." 

Se la "causa materiale" dell’incidente sembra, in un primo tempo, essere stata un’intrusione (incursione di pista ) dovuta ad un errore involontario, una svista del pilota tedesco, questa causa materiale, all’annuncio del verdetto nel 2004, per il Corriere della Sera, non è più che la "causa ultima" dell’incidente. Il pilota è stato intrappolato dalle carenze di un aeroporto fuori legge e non ha commesso né errore tecnico né sbaglio rinviando l'errore umano sul controllore che non ha né identificato la posizione dell’aereo malgrado il suo messaggio inequivocabile, né reagito come avrebbe dovuto in queste particolari circostanze di visibilità molto scarsa

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